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Non Basta Vivere per 183 Giorni Fuori dall’Italia per Effettuare il Trasferimento di Residenza

In questo report capirai perché non basta assentarsi dall’Italia per un periodo prolungato (183 giorni) per potersi veder riconosciuto l’effettivo Trasferimento di Residenza all’Estero. E’ un processo molto più complicato, tanto più se hai ancora interessi in Italia (clienti, appartamenti, familiari, mutuo….).

dogana-problemi-trasferimento La condizione ideale per effettuare senza troppi traumi il trasferimento di residenza è di non avere nessun interesse in Italia, di nessun tipo.

Ma come si fa a richiedere una cosa del genere? Dopo aver vissuto tutta la vita in un paese, qualche interesse c’è sempre. A meno che tu non abbia vissuto tutta la vita in un armadio, ma questa ipotesi è alquanto improbabile.

Molto probabilmente hai anche tu degli interessi in Italia. Vediamo quindi che cosa si intende per “interesse” e come fa l’Agenzia delle Entrate ad usare tali interessi per contestare il tuo trasferimento di residenza.

Hai aperto un mutuo in una banca italiana che stai ancora ripagando? Questo, per esempio, è un interesse che la Guardia di Finanza può usare per contestare la tua richiesta di trasferimento di residenza. Hai un appartamento intestato in Italia? Hai un automobile immatricolata in Italia? Hai una stabile organizzazione in Italia? Sei il presidente dell’associazione di quartiere? Hai dei familiari in Italia? Hai una paritita IVA in Italia o ne hai avuta una in passato? Sei ancora abbonato al club di tennis della tua città? Sei abbonato ad una rivista che ricevi regolarmente ad un indirizzo italiano?

Qualsiasi elemento che possa determinare la presenza dei tuoi interessi in Italia sarà un arma a disposizione della Guardia di Finanza che userà per contestare il tuo trasferimento di residenza all’Estero. Quindi quanti più interessi e legami hai con l’Italia tanto più sarà complicato effettuare il trasferimento.

Questo non significa che devi lasciar perdere, piuttosto devi essere consapevole di quello che c’è sul piatto e muoverti di conseguenza.

Ma come fanno molte persone ad andarsene senza preoccupazioni?

E’ vero, ci sono molte persone che riescono ad andarsene senza prendere precauzioni di nessun tipo e la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate non gli contestano il trasferimento, ovvero non li accusano di aver effettuato un trasferimento “fittizio”Ma chi sono costoro?

Si tratta principalmente di persone molto giovani o molto anziane.

Per esempio, gli studenti universitari che non hanno una borsa di studio e i disoccupati che non hanno nulla intestato e che non hanno mai aperto partita IVA in Italia possono andarsene senza problemi perchè sono quasi invisibili al Fisco. Questa categoria di persone rientra tra quelle che non hanno nulla da rischiare nell’andare all’estero senza prendere precauzioni.

Si tratta di persone che per una questione di età o di reddito non hanno mai potuto intessere rapporti intricati e stretti con l’Italia. Uno studente o un soggetto appena laureato senza senza un’occupazione fissa non ha probabilmente mai acquistato un automobile, non ha fatto un figlio, non ha aperto partita IVA, non ha acceso un mutuo, non ha un appartamento intestato….

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Si tratta di persone senza o con pochissimi legami con l’Italia, per cui l’Agenzia delle Entrate è “disarmata” e deve accettare il trasferimento.

Inoltre, ci sono le persone anziane che percepiscono una pensione e che hanno interrotto la loro attività lavorativa.

Anche per i soggetti pensionati la questione non e’ molto complicata sotto il profilo fiscale.

E’ bene sapere che l’Italia ha con i Paesi nei quali è più alto l’indice del flusso migratorio (ad esempio i Paesi dell’Unione Europea), le cosiddette Convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito.

Si tratta di trattati internazionali con i quali i Paesi contraenti regolano l’esercizio della propria potestà, così da eliminare le doppie imposizioni sui redditi del soggetto.

Ora, il pensionato che risiede in uno dei Paesi che ha una Convenzione con l’Italia, può chiedere all’Inps la detassazione della pensione italiana, poiché tale reddito verrà assoggettato al regime fiscale del Paese di nuova residenza o, in alternativa, può richiedere l’applicazione del trattamento fiscale più favorevole.

Per procedere in tal senso, il pensionato dovrà attestare la residenza fiscale estera alla sede Inps che gestisce la pensione, presentando idonea documentazione, vidimata dall’autorità straniera competente, ma questa e’ un’altra storia…

Quindi queste categorie di persone - studenti e pensionati - tutto sommato sono avvantaggiate nell’abbandonare il paese senza avere troppi problemi da parte dell’agenzia delle entrate. Ma se invece sei una persona già inserita nel mondo del lavoro, come dipendente, professionista o imprenditore allora le cose si fanno più complicate.

Quali sono gli elementi che rendono complicato il trasferimento

Hai una famiglia, dei figli iscritti a scuola, una partita IVA, una abitazione intestata, un mutuo acceso in una banca italiana, un’automobile immatricolata in Italia….

Tutti questi elementi rendono contestabile la tua dichiarazione di trasferimento all’estero. Infatti nonostante tu abbia effettuato un trasferimento reale e hai tutte le prove che dimostrano tale trasferimento (ad esmpio bollette della luce, contratto dell’abitazione ecc.) restano ancora delle “macchie” sulla tua “scheda fiscale”.

Per esempio se la tua automobile è ancora immatricolata in Italia l’agenzia delle entrate non mollerà l’osso facilmente. Perché sei all’estero e hai ancora l’automobile in Italia? Sei ancora iscritto al club di tennis della tua città? Questa è una prova contro il tuo trasferimento.

Hai ancora partita IVA in Italia? Anche questo è un forte limite. Non hai ancora chiuso l’azienda in Italia, l’ufficio è ancora intestato a te? Hai una casa di proprietà in Italia?

Tutti questi elementi indicano che l’Italia è ancora il centro dei tuoi interessi e l’Agenzia delle Entrate avrà gioco facile a contestare il tuo trasferimento sebbene sia reale. Se non ti muovi bene c’è il rischio che almeno nei primi anni, le tasse le paghi in entrambi i paesi.

Per esempio, numerose persone che si sono trasferite all’estero nei primi due anni hanno pagato le imposte due volte: all’Italia e al paese dove avevano stabilito la loro residenza.

Casi del genere non sono rari. Mi riferisco soprattutto al caso di italiani che avevano il negozio in Italia e che sono andati in paesi che non hanno un accordo sulle doppie imposizioni con l’Italia (recentemente abbiamo assistito il caso di un italiano che si era trasferito a Vientiane, in Laos, senza prendere le dovute precauzioni).

Il concetto di fondo è che per poter effettuare in maniera tranquilla il trasferimento di residenza non basta dimostrare di vivere effettivamente all’Estero per più di 183 giorni all’anno. Il problema è che l’Agenzia delle Entrate spesso non può verificare i tuoi ingressi in Italia (potresti tranquillamente atterrare in Francia e varcare le frontiere frencesi senza alcun controllo) quindi l’unico modo per verificare che tu sia effettivamente residente all’estero è tramite la verifica dei tuoi interessi reali in Italia.

Quindi devi eliminare i tuoi interessi in Italia o comunque ridurli al minimo. Ovviamente non devi eliminare un interesse affettivo ( es. un familiare, un’amante…). Piuttosto devi eliminare i tuoi interessi economici e sociali come conti bancari, partita IVA, iscrizioni ad associazioni locali…

Molte persone osservando pensionati e studenti andare all’estero credono che sia veramente facile chiudere i rapporti con il Fisco italiano, ma non è così facile. Quindi non lasciarti prendere la mano. Quanti più interessi hai in Italia tanto più intricata è la tua situazione.

Ovviamente chi ha figli e famiglia deve andarci ancora più cauto.

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Devi renderti conto che l’Agenzia delle Entrate non ha un chip inserito nel tuo cervello per seguire i tuoi spostamenti, quindi per poter capire se realmente vivi all’estero deve raccogliere delle prove.

Lo ripeto: in pratica quanti più interessi hai in Italia tanto più hai bisogno di un professionista preparato in trasferimento di residenza per aiutarti a trasferirti senza incorrere in problemi fiscali. Se viceversa hai pochi interessi in Italia (es. sei studente, disoccupato, pensionato….) potresti provare a intraprendere il trasferimento di residenza all’estero anche da solo , assumendotene i rischi e i pericoli.

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