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Cookie Law: Possibile Trasferire la Residenza per Evitarla?

In questo report si analizzano le conseguenze della cookie law e cercheremo di capire se è possibile evitare tale normativa effettuando un trasferimento di residenza all'estero.


evitare cookie law

Da diversi mesi ormai si parla della nuova legge sui cookies che obbliga i siti web europei ad informare l’utente sull’uso di cookie per raccogliere informazioni sui suoi comportamenti online.

Ad esempio un sito di ecommerce che vende integratori alimentari ha bisogno dei cookies poiché questi gli permettono di sapere quali prodotti vengono visualizzati più spesso dal singolo utente. In questo modo il sito di ecommerce fa apparire sul sito web sconti e promozioni relativi ai prodotti più visualizzati dal singolo utente.

Ciò fa in modo che ogni singolo utente visualizzi pubblicità raffiguranti solo i prodotti che gli interessano. Inoltre tale sito di ecommerce può far apparire questi annunci anche su Facebook e su circuito di Google Adsense. Per cui, ovunque vada, l’utente riceverà pubblicità relative solo ai prodotti cui è interessato.

In pratica, l’utente riceve promozioni solo relativamente ai suoi interessi. Ciò fa in modo che venga ridimensionata drasticamente la pubblicità spazzatura che non interessa alle persone.

I cookie quindi sono indubbiamente un grande passo avanti per migliorare l’esperienza utente online.

Ma non la pensano tutti così.  Alcuni burocrati, chiusi nei loro grigi uffici di Bruxelles e pagati 6000 euro al mese, per giustificare lo stipendio hanno deciso di porre un limite all’uso dei cookies e di obbligare i siti web a chiedere il consenso degli utenti.

Questa decisione ha gettato nello scompiglio mezza Europa per due ordini di motivi:

Per prima cosa c’è da dire che le start up europee erano già penalizzate rispetto a quelle statunitensi a causa di un mercato più piccolo, 24 lingue diverse, una legislazione generalmente più stringente e meno capitali a disposizione rispetto agli USA. Adesso si è aggiunto un altro ostacolo: la legge sui cookies. Questa legge costringe i siti web a inserire un’informativa che richiede il consenso dell’utente per usare i cookies.

Questo pop up allontanerà numerosi utenti che non sapendo che i cookies sono assolutamente innocui non accetteranno di attivarli.

Moltissimi utenti si spaventeranno e crederanno che la loro privacy sia in pericolo, in questo modo le aziende europee digitali saranno enormemente sfavorite nella competizione globale. Ovviamente questo è un altro regalo fatto alle start up americane che invece, di fatto, non hanno l’obbligo di adeguarsi ad una normativa straniera.
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Tuttavia questa legge non sfavorisce solo le start up, ma anche le piccole aziende che si stanno affacciando lentamente al web. E’ risaputo che in Italia, ancora nel 2015, solo il 5% delle aziende vende sul web. Questa legge getterà nel panico le poche PMI che hanno deciso di provare a sbarcare sul web e le spingerà a chiudere i loro siti web terrorizzati dalle sanzioni.

Infatti non solo le aziende sono già tartassate da un sistema di tassazione usuraio  (secondo la Fondazione dei dottori commercialisti l’Italia ha una pressione fiscale record del 52% http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/29/tasse-commercialisti-in-italia-pressione-fiscale-effettiva-52/1303863/), ma adesso c’è una multa di 35.000 euro per chi non si adegua alla nuova legge sui cookies. Immaginatevi una piccola azienda che a stento riesce a chiudere il bilancio in pareggio quanta voglia abbia di rischiare una multa di 35.000 euro.

Chi se ne avvantaggerà?

Se hai un ecommerce vuol dire che molto probabilmente possiedi i cookie di profilazione e devi necessariamente adeguarti alla normativa UE. Questo significa che i tuoi utenti vedranno uno strano annuncio sul tuo sito che gli comunica che i loro dati verranno usati per finalità promozionali. Il risultato sarà che una gran parte non accetterà i cookies e un’altra parte si allontanerà dal sito web preoccupata per la propria privacy.

Dove andranno? Andranno dai tuoi concorrenti americani che fanno largo uso dei cookie, ma che non sono tenuti a dirlo.

Qualcuno potrebbe obiettare che la normativa europea stabilisce che anche aziende residenti in altre giurisdizioni sono tenute a rispettare questa normativa se il target di riferimento è composto da cittadini europei.

E’ evidente però che si tratta di un obbligo fasullo visto che l’Unione Europea non ha i mezzi per imporre il rispetto delle proprie normative ad aziende residenti in altre giurisdizioni. Per cui nessuno al di là dell’oceano prenderà sul serio questa disposizione.

Alla fine succederà che l’utente comune crederà che i siti americani sono più sicuri poiché non apparirà l’informativa sui cookie. Infatti il 90% delle persone là fuori non sa nulla di questa faccenda e sui siti europei vedranno solo degli avvisi che, a quanto pare, minacciano la loro privacy.

Viceversa i siti americani che non sono obbligati a questa comunicazione dal loro legittimo governo appariranno paradossalmente più sicuri dei siti europei. Per concludere, la tua concorrenza sta godendo all’inverosimile.

Quali sono le soluzioni?

Hai due soluzioni:

  1. Accettare la cookie law e applicare la normativa europea prevedendo una riduzione degli utenti sul tuo sito
  2. Recarsi fuori dall’Unione Europea seguendo alcune precise disposizioni

Vediamo nel dettaglio il secondo punto: Il legislatore prende come riferimento tre parametri per individuare i soggetti che devono applicare la normativa europea sui cookie.

Il server: Se l’hosting del sito è in Europa allora si applica la normativa europea sui cookie

La residenza dell’azienda o persona fisica: se l’intestatario del sito (azienda o persona fisica) è residente in Europa allora si applica la normativa europea sui cookie

Il target: se il target di riferimento è composto da cittadini europei allora si applica la normativa europea sui cookie

Quindi secondo questa normativa non basta portare il sito all’estero e la residenza all’estero. In questa legge si prende come riferimento anche il target del sito web. Se gli utenti sono europei allora si applica la normativa europea.

L’ultimo punto è chiaramente il più discutibile, infatti non si comprende in che modo un paese europeo possa imporre l’applicazione della normativa europea ad un’azienda residente negli Stati Uniti, operante al 100% negli Stati Uniti, che abbia il server negli Stati Uniti.

La legittimità di quest’ultimo punto dovrebbe essere messo in discussione, a mio avviso. A tal riguardo ho letto sul web alcune interpretazioni che affermano che se il sito extra UE si rivolge esplicitamente ad un pubblico europeo allora è tenuto al rispetto di questa normativa (es. parla di sport italiano o tedesco), mentre se è un sito generalista allora può esimersi dall’applicazione.

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A tal riguardo ci saranno sicuramente ulteriori chiarimenti del garante italiano e sicuramente ricorsi da parte di grandi colossi come Amazon, Google e altre multinazionali. Quindi la questione non si chiude qui. Ne vedremo delle belle.

Ad ogni modo, cosa puoi fare adesso?

Se hai un ecommerce puoi trasferire la sede della società e l’hosting del sito in un paese fuori dell’Unione Europea e rivolgerti ad un pubblico internazionale (non esclusivamente europeo).

Infatti, te lo ripeto non basta acquistare un hosting in America o a Hong Kong per evitare l’applicazione della normativa. Se il sito è intestato alla tua società anche questa deve essere fuori dall’UE e il target deve essere internazionale e non esclusivamente europeo.

Se vuoi avere maggiore certezza circa quest’ultimo punto allora attendi gli ulteriori sviluppi della faccenda, poiché mi aspetto parecchie problematiche circa l’applicazione di questa eccentrica normativa.

Prendi due piccioni con una fava: trasferisci la residenza ed evita la cookie law

Se invece avevi già deciso di trasferirti allora approfittane per trasferire la tua residenza personale in un paese con una bassa tassazione.

Non ti sto dicendo di andare via dal continente europeo, ma di uscire dall’Unione Europea. Puoi trasferire la residenza fiscale in un paese europeo che non aderisce all’UE e che magari ha anche un sistema di tassazione più moderato di quello italiano.

Le opportunità migliori si possono trovare nei paesi dei balcani. Paesi come Serbia, Montenegro e Macedonia hanno una tassazione che varia dal 9% al 15%. Sono paesi mediterranei con cibo e cultura simile all’Italia, il costo della vita è contenuto e offrono moltissime opportunità di business.

Inoltre sono a poche ore di volo da Fiumicino e ti permettono di tornare in Italia quando preferisci. Se per esempio devi incontrare un cliente, un fornitore o un parente.

Altrimenti puoi andare nella più tradizionale Svizzera, nel canton Ticino la tassazione è molto conveniente e sei praticamente attaccatto all’Italia. Ti ricordo che la Svizzera non è parte dell’Unione Europea.

Se sei interessato a questa opzione visita il servizio Consulenza Trasferimento Sicuro™, il primo servizio in Italia dedicato al trasferimento di residenza legale in un altro paese.

 

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